martedì 14 luglio 2009

PostHeaderIcon 1000 parole - One Thousand Words

Un giorno assolato di metà giugno, navigando annoiata su DeviantArt per passare il tempo, mi imbatto in un "Flash" (non so come si dica in italiano, sul sito li chiamano così). Comincio entusiasta a leggerlo, anche perchè il titolo mi ha affascinata fin da subito. I disegni sono ben fatti, il biondo protagonista (che non è quello dell'immagine) mi piace un sacco, la storia è da strappalacrime. La sera stessa vengo fulminata da un'idea. Perchè non farne un racconto? Il resto viene da sè...

Music: http://www.youtube.com/watch?v=qmxFAT581T4

Era una splendida giornata di sole. Ricordo che andai lì per dipingere un meraviglioso albero di pesco. Mi sedetti sul prato, la rugiada fresca che mi inumidiva la giacca. Aprii calmo la cartellina e tirai fuori l’occorrente, deciso a fare il tutto con la tranquillità che si addiceva a quel mattino fantastico. Poco più in là, giù per la collina, scorreva il fiume, rilucente dei raggi del sole; l’acqua fluiva allegra e le gazze si abbeveravano lungo le rive. L’atmosfera era perfetta, così, senza soffermarmi troppo, cominciai a tracciare il profilo del pesco, il fiume, l’erba e i pochi fiori appena schiusi.
Passò circa mezz’ora, e non mi accorsi che una ragazzina curiosa era rimasta per tutto quel tempo ad osservarmi all’ombra dell’albero alle mie spalle. Finché non si fece avanti, un po’ impacciata.
–Cosa c’è, piccola? – le chiesi.
– Signore, mi può insegnare a dipingere come fa lei? – rispose, balbettando appena. Guardava estasiata lo schizzo che avevo poggiato sulle ginocchia, come se fosse l’opera più bella che avesse mai visto. Infatti dopo un po’ disse – Sei veramente bravo … – Notai che stringeva qualcosa dietro la schiena. – Per favore, insegnami. Vorrei disegnare qualcosa … di speciale. Ma il meglio che posso fare è questo! – Mi mostrò avvilita un disegno, una famiglia felice che si prendeva per mano, per nulla ben fatto. Quella ragazzina cominciava a infastidirmi, mi faceva perdere tempo inutile e presto la luce sarebbe cambiata e addio ‘pesco alle prime luci del mattino’, mi sarei dovuto accontentare del ‘pesco di mezzogiorno’.
Comunque diedi una scorsa al disegno che mi mostrava. Era un semplice stereotipo da bambini, la ragazzina non poteva incolparsi di niente. Col tempo sarebbe migliorata. – È molto bello. – le dissi per farla felice. Le dedicai uno dei miei sorrisi migliori: aveva messo un broncio che non prometteva nulla di buono. Allora lei mi rispose: – Ma io voglio essere migliore, come te. – Mantenni il mio sorriso, e guardandola nei profondi occhi castani le dissi come stavano le cose:
– Basta che ti alleni ogni giorno e in pochi anni sarai bravissima. –
– Pochi anni? – mi gridò contro. – Sarà troppo tardi allora … – all’inizio non capii, così le chiesi:
– Se imparerai troppo tardi, cosa accadrà? – Cominciò a piangere, prima lentamente, poi sempre più forte. – Questo … – mormorò, e strappò in due il disegno che ancora teneva tra le mani. Da un lato c’era un uomo, suo padre, e metà della piccola figura che prima era al centro. Dall’altro lato la madre, e metà bambina. All’improvviso compresi, e una profonda tristezza mi dilaniò. Ormai la mia opera giaceva inerte sulle mie gambe, completamente dimenticata.
La ragazzina si accasciò sulle ginocchia e scoppiò in un pianto disperato. – Mamma e papà … si sono fatti del male a vicenda. Prima che si separino vorrei riuscire a disegnare la mia famiglia unita, non importa quanto brava sia. Questo è il motivo … per favore insegnami. –
Guardai il cielo, pensieroso. Ora il sole bruciava gli occhi, e feci per pararmi la vista con una mano. – Non posso. Ci vorranno anni per insegnarti, e io sono un viaggiatore. – Sospirai. – Me ne andrò domani. E comunque … – Acchiappai al volo una foglia caduta dal pesco, il mio pesco. – Non è meglio aver avuto la tua famiglia, che un semplice ritratto? – In quel momento il sole mi accecò.
Lei sussurrò, quasi fosse una supplica – Non voglio sentirmi così impotente … –
Mi alzai, cartellina sotto il braccio, deciso ad andarmene. – Non disperare. – le dissi ancora una volta, passandole una mano fra i capelli castani. – Qualcuno una volta mi disse che l’arte si discerne dal contenuto, non dalle abilità. E un disegno ha il valore di mille parole. – Sentivo il suo piccolo corpo sussultare per i singhiozzi al contatto con la mia mano. – Ho un’idea, – proseguii – perché non facciamo uno scambio? Il tuo disegno, per mille parole.
Alzò lentamente lo sguardo su di me. Nei suoi occhi di rifletteva il riflesso del ragazzo che ero, i miei capelli biondi al vento, i miei, di occhi,verdi come l’erba. Mi accorsi compiaciuto che ora non piangeva più. La sua voce, al contrario, sembrava quella di chi non ha parlato per lungo tempo, incrinata dall’aspettativa. – Ma … è strappato. – mi disse mentre mi porgeva il disegno. – e cosa posso fare con mille parole?
– Forse, – le risposi – forse mille parole basteranno per convincere i tuoi genitori. Incontrami qui domani. Vedrai. – E così mi avviai e la lasciai sola, completamente cosciente del mio pesco incompiuto.

Il giorno dopo, quando arrivai, era già lì ad aspettarmi. Speravo che la mia idea funzionasse. Le arrivai alle spalle esattamente come aveva fatto lei il giorno prima, e le poggiai delicatamente una mano sulla testa. – Signore, siete qui! – disse lei, appena si accorse del mio arrivo. Sorrideva. – Certo! – risposi, e le porsi il pacco che avevo portato con me. All’interno, il disegno che mi aveva dato il giorno prima, riunito malamente con un po’ di nastro adesivo. – Come promesso, mille parole. – dissi. – Ma non aprirlo, dallo ai tuoi genitori. – aggiunsi. – Non importa se il sole splenderà sempre, cerca solo un domani luminoso, e lo troverai.

Passarono sei lunghi anni. Non la rividi più. Certo, come potevo, impegnato a girare il mondo e a dipingere peschi. Nessuno però così bello come quello in riva al fiume. Così, un giorno, ci tornai. Il tempo era identico a quella mattina di tanti anni prima, la stagione la stessa. La trovai seduta sotto un albero, intenta a scrivere su un quadernetto. La accarezzai. – Signore! – gridò appena mi riconobbe, saltandomi al collo. – Sei cresciuta … – dissi, abbracciandola. E in effetti era davvero cresciuta, i capelli ora le arrivavano in vita, ed era alta quasi quanto me. – Vorrei ringraziarti – disse – per avermi aiutata.
– Così la tua famiglia è ancora unita, ne sono felice – risposi.
Ma lei mi blocco appena finii di parlare, e ciò che disse mi bloccò il cuore. – Hanno divorziato la settimana dopo. –
Sgranai gli occhi e abbassai il capo afflitto. – Mi dispiace … Non sono riuscito a fare la differenza.
– Non è vero! – disse lei – Hai fatto la differenza in me. Ho deciso di diventare un’artista come te. Farò la differenza e cambierò il mondo in meglio, mille parole alla volta. Qui, – e mi porse il quaderno – mille parole della mia gratitudine. – Lo aprii, allibito. La ragazzina era più in gamba di quanto mi aspettassi. Cominciai a leggere quello che c’era nel quadernetto: grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, grazie … – Mille parole precise, non c’è che dire –

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