martedì 30 marzo 2010

PostHeaderIcon When Love and Death Embrace

  Ecco un altro racconto. Mi impegnerò a scriverne molti e a ritmi serrati, quindi ditemi se il genere vi piace. Altrimenti accantono il progetto e passo ad altro, o almeno trattengo questi deliri solo per me :)

Su, possibile che su 17 lettori fissi al precedente post abbia commentato solo uno?

L’acqua scorre, si riversa sul lavandino unto. Viene inghiottita dallo scarico, va via. Se ne va per essere sostituita da altra semplice acqua; così, in un ciclo continuo, interminabile finché qualcuno non avrà l’accortezza di chiudere il rubinetto.

La ragazza giace di fronte allo specchio, e osserva. Puntellandosi con le mani sui bordi del lavabo, fissa l’acqua che l’abbandona e che scorre in continuazione, indisturbata. I suoi pensieri sono lontani con le gocce dei minuti prima, forse hanno già raggiunto l’accogliente oceano dove non si è più soli o piccoli, ma parte del tutto.

Non si scorge il viso, coperto dai capelli biondi che le ricadono ai lati, poggiano sulle guance, si uniscono in ciocche deformi e spettinate.

L’abito è bianco, e bianco è il dolore.

Si dirige fuori dal bagno. Chiude la porta sull’uscio, e il clangore di una serratura vecchia riempie per un attimo il silenzio.

be6ngpLe pareti del corridoio sono dipinte di un rosso spento, scolorito, a cui  mancano pezzi d’intonaco. La giovane percorre a passi lenti il varco, al suo passaggio le lanterne giallastre si spengono con un ronzio. Dietro di sé è morte, buio che dilaga al suo procedere. Le ballerine rosse lasciano scie di sangue vermiglio, orme che s’imprimono e si ampliano come macchie sul tappeto consunto.oaydfa

Al centro del corridoio, sul lato sinistro, è addossato un tavolino in legno. Sulla sua superficie si notano i cumuli di polvere, piccole sfere che vibrano leggermente al respiro della ragazza. Si ferma. Un altro specchio, contornato d’oro, la attende. Lei non lo guarda, non ancora, e apre il cassetto del mobile. Dentro c’è un giradischi, ma nessun vinile aspetta di essere suonato. Lo prende fra le mani e lo alza con cura, soffia con forza per scostare lo sporco degli anni, e una nuvola opaca si riversa verso il vetro riflesso.

Abbraccia il grammofono concedendosi un sorriso. Ricomincia la marcia, su per le scale dai gradini scricchiolanti e con il corrimano dalle colonnine spezzate. Continua fra il vagare nelle stanze dalle pesanti tende di broccato che si chiudono all’improvviso al passare della ragazza. Si conclude nella soffitta colma di oggetti inutili, rotti, dimenticati. L’unico luogo in cui, dalla minuta finestra ogivale, riesce a entrare un raggio di sole. Il pulviscolo vola, è mare di piume di colibrì bianchi.

In un cassettone, attendono schieramenti di dischi pronti a rompersi nel loro girare imperterrito, nel loro ultimo sordo rumore. Il nero luccica, invita a venire toccato, agguantato. Fremono i vinili, si agitano, è terremoto di suoni ancora da esprimere.

S’inginocchia. Mentre cerca di scegliere, i suoi palmi diventano rossi di sangue, imbrattando l’impiantito e tutti gli oggetti. Tutti tranne uno. Un solitario 33 giri gramophone_by_Tenderlilacquasi protetto dall’ombra. Pare una spenta e monotona canzone d’amore, una sciocchezza, direbbero alcuni. La giovane lo afferra, lo imprigiona quasi nella morsa del giradischi.

Ora, che la musica trovi la sua strada.

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domenica 28 marzo 2010

PostHeaderIcon Talvi

 

 L’avevo detto che sarei tornata :)

Dopo tantissimo tempo, ecco un nuovo racconto in pieno stile Frankie P.

 

 

Il ramo di ginepro vibra sotto il peso di un frammento di ghiaccio, condensato nel freddo inverno sulla sua sottile punta. Dall’incantevole stalattite illuminata da un gelido sole, gocciolano lievi stille azzurrine. Cadono e si poggiano ritmicamente sul manto di neve fresca, lasciando un piccolo solco, quasi impercettibile, come unico segno del loro passaggio.

Dal frammento di ghiaccio, se si avvicina lo sguardo e si socchiudono le palpebre, si scorge qualcosa che danza all’interno. Aspetta. Si muove e riflette, alza leggermente la veste. Ci sta raccontando una storia.

Perché l’acqua che scorre, e che noi osserviamo in questo inverno lontano, prima ha saputo assistere paziente ad ere di vecchi racconti da narrare nella sua vita novella.

Nel ghiaccio, la nostra figura è abbigliata di una giacca di lana cucita a mano, la fattura mutevole e morbida celebra sere passate a filare davanti a un camino come unica luce. È scalza, che danza sulle punte dei piedi, e sopporta il gelo; con le mani ci invita a raggiungerla nel suo piccolo universo di misteri e segreti. Ci prende e trascina, via, con sé, presi dal suo vortice di silenziosa passione. E si precipita, prigionieri del ghiaccio.

«Talvi! Talvi, dove sei finito?» la giovane fruga un po’ ansiosa fra i cespugli denudati, scuote gli arbusti provocando cascate di neve, chiama nel bosco un solo nome che riecheggia, subito riassorbito dal riflettersi mite dei tronchi lignei. Nella sua ricerca disperata, si ferisce a del filo spinato. Inciampa, cadendo sul terreno gelido, mentre il ferro acuminato si fa strada nel suoi piedi fragili e sottili, non protetti.

Le rifugge un grido, e piccole gocce rosse lasciano una scia di orme funeste. Il sole batte e comincia a sciogliere i residui dell’ultima nevicata, trasforma il candido e il bianco in una poltiglia quasi fangosa e spiacevole al tatto. 

Ma la giovane prosegue il cammino. «Talvi? Talvi, dove sei?»

È tardi per cercare il suo gattino. Mentre il sangue ricorda il fatuo percorso, vermiglio liquido delicatamente baciato dal sole, lei ritorna sconfitta nella sua dolce dimora. Nel bosco, due occhi velati d’oro la inseguono a distanza, e il tintinnare di un campanellino d’argento passa inosservato.

Nella sua stanza, dall’alto della torre isolata, non si medica i piedi. Prende il carillon che ha sempre tenuto poggiato sul comodino, lo adagia sul davanzale della finestra. Lo carica girando con lentezza studiata la rotellina, lo sguardo offuscato da reminiscenze che non attendono musica per riprendere a danzare in testa.

L’oggetto, sferzato da un vento pungente, coraggioso apre le sue spire al mondo. Dall’ovale ricamato d’oro, spuntano due figure che al ritmo delle soffici note girano su se stesse, si abbracciano mortalmente per terminare il gioco con un bacio fatale. Lo scrigno si richiude sul loro incantevole funerale, su una bellezza fuggevole e ambigua che si costringe a replicarsi ogni volta uguale, identica a com’era prima. Perfetta.jjgff

E dalla finestra ricorrono le sferzate a reclamare i loro gridi di protesta, perché nel gelido inverno l’amore è come sangue gettato su neve fresca: mortale e impossibile.

Il carillon cade, precipita giù dalla torre infrangendosi sul ghiaccio di una lamina d’acqua, cristallizzata dal freddo come un incubo impresso fra scarti di fantasie distorte.

La giovane osserva, muta, si porta una mano alla bocca e trattiene un sospiro. Le due anime sono spirate da una breccia dello scrigno d’oro dipinto, e ora, come ad esalare un ultimo e tenue respiro, salgono trascinate da magici refoli di vento.

Dalle soglie del bosco, s’affaccia un gatto. Cammina soffice finché non raggiunge il luogo dell’immutabile delitto. Alza gli occhi e li punta sulla figura sporta leggermente dall’anfratto della finestra. È sguardo impaurito, e innocente è la piega della sua bocca sottile.

«Talvi…» sussurra la giovane. Si precipita verso le scale, e corre, corre per arrivare veloce dal suo amato animale.

Quando giunge nel tranquillo giaciglio del carillon, Talvi non c’è. La ragazza cade in terra, scossa dai singulti per l’amore perduto. Il dono di un amore più grande e lontano, di cui nelle notti rammenta il suono musicale della voce suadente, il tocco gentile delle mani ammalianti.

Le sue lacrime formano un cuore di fessure fra la neve sciolta. Sul riflesso delle schegge di ghiaccio rivede sagome non sue, ma volti di amanti di mondi dispersi, occhi che rispecchiano la sua stessa disperazione striata di strazi. Fra essi, l’ombra dell’altra sua metà, dissipata da frescure più nuove.

Ragazzina pallida e silenziosa, chissà quale è il tuo nome. Sarà favoleggiante e rivestito di velluti preziosi, intarsiato da rare gemme e filigrane argentate, sarà leggiadro, amabile. Ma sarà vero, reale, o visione e miraggio?

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sabato 20 marzo 2010

PostHeaderIcon For Love in Limbo

Ville Valo

Un’altra poesia… tranquilli, dovrete sopportarle ancora per poco :)

Vedrò di proporvi al più presto qualcosa di sostanzioso (le anticipazioni sul blog di Crystal, fra i commenti c’è uno spezzone del racconto su cui sto lavorando).

Purtroppo fra le lezioni da autodidatta di finlandese (suona strano, ma amo questa lingua XD), il disegno di Ville assolutamente da finire, il Certamen Clusonense che si avvicina (concorso di Latino), e IL MIO COMPLEANNO (a proposito, tanti auguri a meee ^^) , c’è stata un po’ troppa confusione.

A breve tornerà la calma, spero. Anche se vi avviso che la primavera e l’estate non sono proprio due stagioni che mi mettono “ispirazione”. Amo il freddo e gelido inverno.

Questa poesia è dedicata al “poeta della mia anima”. Senza di lui, non so che farei. Forse starei meglio, questo è vero, ma al contempo è una di quelle emozioni a cui ti ci affezioni, di cui non puoi fare a meno, benché a volte irrimediabilmente dolorosa. E se non saprà mai che qualcuno qui gli dedica versi e poesie, poco male. Io so che il mio ‘Kiitos’ arriverà comunque.

Vi consiglio (impongo!) di ascoltare questa canzone, nel frattempo:

S’inchina la lacrima scura

Vergata di lurido inchiostro

Che pende dall’occhio sinistro.

Mai si smarrirà, distorta e distratta

Mai lascerà questo viso maldestro

Perché immobile, come il sorriso

Ghiacciato da candida cipria.

Poeta della mia anima,

quale sarà la tua ballata d’inferno?

Indossa la cupidigia degli uomini

Il colore sgargiante dei glicini

Canta e intrattiene con strofe mai facili.

Rimesta sature gocce di vero

E nasconde ciò che di lui è certo

Dietro il riso spento del fine lieto

Dietro una vita di fuga scandita.

Poeta della mia anima,

quale sarà il tuo ultimo volo?

Ecco che l’acqua lava via il trucco

La maschera si scioglie e rivela

Il segno del passare del tutto.

Non evadere dal nostro rifugio

Lì ancora al limitare ti scorgo

Dietro i tuoi occhi ramati

Dietro il riflesso del bosco.

Canterai ancora per me,

ora che ti respiro vicino,

ora che vedo il tuo volto,

e non temo il tuo splendido bacio?

20032010449

Il primo assaggio del mio Happy Birthday :P

mercoledì 10 marzo 2010

PostHeaderIcon Il Guerriero

Guerriera

 

Mi rode dovervi postare un vecchio scritto poiché non sono ancora in grado di proporvene di nuovi, ma è anche vero che non ho ancora fatto un post di Marzo, e questo è grave!

Allora, visto che ormai l’hanno postata un po’ tutti tranne me, vi ripropongo una mia poesia… originariamente dedicata a un mio amico, Danny, poi è diventata parte di “un progetto più grande”… ma non posso dirvi di più, se siete curiosi potete leggere sul blog di Vinci i primi brani di questo lavoro :)

Un’ultima cosa: il blog è under construction perché sto cambiando template, per adesso dovrebbe rimanere stabile quello che vedere ora tranne magari un’immagine di sfondo che inserirò più in là, quando troverò quella adatta ^^   Perciò segnalate ogni cosa che non va bene o stranezza, il mio computer mi visualizza tutto nella norma ma non si sa mai :)

fregio-divisore

Taci, guerriero. Ascolta la pioggia che scende lenta.
Fra essa, sentirai il battere di una moltitudine di cuori
Lo stesso ritmo che scandisce la battaglia.
Per un legame, che supera la paura dell’inganno
E rimanda ai tempi di vittoria, scandendo tamburi nell’ardito.


Ricorda, guerriero. Ascolta le mie parole.
Ci sono cavalieri, che possono molto più di una spada
Lo stesso sentimento che unisce l’alleanza.
Per la lealtà, che accompagna le risa di chi ama
E accoglie, fra i roseti di un nuovo Apocalisse,
chi, col cuore puro, insegue l’amicizia.

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