domenica 28 febbraio 2010

PostHeaderIcon Fra mari d’argento

Oggi stavo facendo un po’ l’inventario dei miei lavori, anche per un dubbio che mi ha fatto venire Crystal (e qui v’invito a partecipare al suo contest, uno dei suoi disegni vale cento racconti!). Praticamente non ho una storia a lieto fine.

Ne sono rimasta… stupita. Davanti a me sfilano i miei racconti, in otto muore qualcuno, in cinque si tratta proprio del protagonista, in altri due c’è una sorta di malinconia intollerabile di sottofondo, uno contiene problemi familiari e in altri due si toccano argomenti tristi come stupri, malattie mentali, povertà.

I miei racconti sono una disgrazia continua.

E mi chiedo perché. Ma anche mi chiedo se dovrei cambiare stile, cercare un tono più allegro, provare un genere che abbia come costante un finale gioioso. E se così facendo perdessi tutte o parte delle mie capacità? In fondo io do il massimo così, non in altri modi, non per altre vie.

Voi che ne pensate? Necessito consigli :)

E intanto un’altra poesia… deprimente come al solito, sul tema del bullismo. L’ho scritta per commissione per Crystal, ma pare non le serva più, quindi la riutilizzo ^^

DivisoreLuna

Fra mari d’argento,

grido e mi volto

quivi nel letto

da solo ricordo.

Amico, sfavilla

la tua anima brilla

di nero dolore

di candido cuore.

È lì che mi picchia

mentre il battito cala

e sale nel vento

il silenzio del gesto.

Io cado e dispero

c’è colore che abbaglia

fra i colpi nel ventre

un rosso canaglia.

È sangue, mi dico

son stanco, ma prego

che ritorni bambino:

Son morto, non vivo.

venerdì 19 febbraio 2010

PostHeaderIcon La Notte Delle Fate

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Un po’ di tempo fa, sul blog News From Fantasy, è stato indetto un contest di letteratura.

Ho dato da subito la mia partecipazione. Aspettando i responsi, nel frattempo, ripropongo anche qui il testo fantasy che ho inviato per il concorso.

Il titolo “La notte delle fate” ha un significato ben preciso. Penso sappiate tutti che in questi giorni si sta svolgendo la 60° Edizione del Festival di Sanremo, condotta da Antonella Clerici. Passo le serate a guardarlo, le canzoni entrano in testa, e soprattutto il magnifico effetto visivo dei tantissimi schermi sparsi per il palco fornisce spunti non indifferenti al mio animo scrittore.

Poi ascolto lei. È strano l’effetto, perché prima conoscevo Enrico Ruggeri solo nella veste di presentatore. Comunque non è stata tanto la canzone in sé a ispirarmi, quanto il fantastico sfondo di farfalle dorate che si vede dietro la scena. Quindi ecco la mia notte, la mia notte delle fate.

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Un vuoto mi prende allo stomaco. Mi manca l’aria.

Cado.

Precipito mentre venti lontani mi sferzano il viso; la schiena che d’improvviso diventa nuda.

Più giù, più veloci, veli di seta ricamati d’oro, le lievi membrane rilucenti di rugiada, l’ultimo tocco di luce che il sole riflette mentre su me scende la sera. Le mie ali. Non ci sono più.

Cadute, recise dall’odio.

Cerco invano di respirare, ma è come afferrare bolle d’aria nella turba del mare in tempesta. L’ossigeno mi entra a lenti singhiozzi, che rendono l’agonia ancora più dolorosa. Incredibile che sia già giunto il mio momento.

Tocco terra. Non lieve, non dolce, la mia discesa nell’oblio. È un colpo forte alla testa, il sapore di terra bagnata che si fa strada nelle labbra semichiuse. È il corpo che si accascia scosso dai singulti.

Muoio. Vedo le mie ali a pochi passi da dove mi trovo. Lì dove un tempo erano attaccate a me, c’è solo sangue che ricopre la bellezza dei miei antichi voli.

Muoio. Chiudo gli occhi.

E ricordo che era ieri quando nacqui dai petali appena schiusi di uno splendido e giovane pesco…

 

L’aria è fresca nell’immensità della novizia primavera. Una piacevole brezza scuote i peschi, lasciando come ricordo una pioggia di miriadi di petali rosa. Nella tarda sera si poggiano sull’acciottolato del viale, sulle panchine riverniciate da poco, sul disegno di una bambina che, sola, aspetta qualcuno.

Lei li scuote delicatamente, li fa scivolare in terra, e libera il foglio che piano si sta riempiendo della sua storia. Seduta alla luce di un vecchio lampione, lavora incessantemente.

“Che stai facendo?” è un altro bambino, che curioso le si è avvicinato di soppiatto. Non lo conosce.

“Disegno.” Risponde lei. Il volto è concentrato, serio, mentre con la matita traccia lunghi solchi e curve rosate.

“Cosa?” Continua il bambino, imperterrito.

“Una fata, non vedi? La mia fata. Sai, è nata da poco, proprio da uno di questi fiori.” replica l’altra, e indica il manto soffice che ricopre il viale. La creatura di carta ha lunghi capelli dorati, splendide ali trasparenti. È vestita di ragnatele d’acqua e filamenti di onde perlacee, che si avvolgono sulla figura affusolata che danza sospesa ad ogni soffio di vento.

“Ma le fate non esistono!”

“Oh.” La bambina diventa di colpo triste, la mano che stringe la matita trema, ma si riprende. Pesca dalla cartellina blu un nuovo foglio, una nuova incredibile storia.

“Che stai facendo ora?” chiede ancora il bambino.

“Guarda.” Lei gli porge il disegno, poche linee tracciate in fretta, che raccontano sbigottimento, dolore, promesse perdute.

Il bambino osserva lo schizzo, una flebile ruga sulla fronte a segno della sua concentrazione. Gli occhi si fanno grandi, le labbra carnose si aprono per dire qualcosa, ma viene interrotto.

“È la mia fata, ma ora è morta. L’hai uccisa.”

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martedì 16 febbraio 2010

PostHeaderIcon Neve

Guardando un po’ di post in giro, su blog come quello di Cesare, Licia, Fabio… beh, mi è venuta voglia di far vedere com’è la neve adesso qui da me. In Polonia quest’inverno si sono raggiunti i –40 °C. Non smette di nevicare da settimane.

Non sempre la neve è buona… specie se ogni mattina ti devi spalare 400 metri per riuscire a raggiungere la strada.

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sabato 13 febbraio 2010

PostHeaderIcon Tarde Serate

Durante la lettura si consiglia di ascoltare questa base musicale

Desert Rose

Il sognar si fa dolce

In tal giaciglio di fiori d’arancio

Dove si socchiudon gl’occhi

E si spera di scivolar nel sonno

Di questa candida luna,

Di questo splendido cielo…

---

S’aspira l’aria delle notti ardenti

E si sospir il vento, brezza lieve

Nel sopir in tal branda nivea

S’avvolgan le lenzuola tiepide

E di Morfeo s’indossi la livrea

E di Eos si dipanino le vesti.

---

Quando la fatica richiama

Ma nel volger di poco scorre via

E non v’è alba che la rimpatri;

Tempo anch’esso segue il flusso

È il raggio che sfiora il viso

È il sussurro, dì: è mattino.

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mercoledì 10 febbraio 2010

PostHeaderIcon Corrispondenza a corte

 Miei arditi, che v’apprestate a leggere tal storia, voltate i vostri scudi e correte a ritroso nel tempo, fate giovani i vostri animi e rinvigorite gli spiriti, ché l’era dei blasoni ardenti ritorna a far visita nei vostri pensieri.

Acuto aedo e menestrello dei vostri cuori, io sarò qui per narrare di un’epoca passata, di una guerra ormai conclusa, e della poesia che accese l’indole bellica dei vostri avi. Perciò porgetemi la cetra, che partirò col cantar gli albori dell’evento, e su dolci note tesserò la melodia di cotal vento di passioni…

“ Era notte sulle splendide rive del regno, ma i vessilli rilucevano di luna argentata nella buia sera. Procedevano e raggiungevano, pari in ritmo e in passo, le mura di una nuova città da assediare.

La signora che comandava il plotone fece arrestare i destrieri. «Che ci si accampi qui, per oggi.» comandò.

Sola nella sua tenda, smise leggiadra l’armatura dai finimenti d’oro, e revisionò il piano d’attacco. Una cascata di candidi capelli le scese ad adornare il volto, avvolgendo la sua dolce figura fino alla stretta vita.

«Mia Signora, un messaggio dal re.» Il suo ambasciatore si era infiltrato fra la lieve apertura del padiglione, e, inchinatosi, porse un foglio arrotolato alla regina. Lei lo congedò.

Nuovamente sola, svelse il sigillo in ceralacca e distese il foglio sulla scrivania d’ebano. Così recitavano le parole del re:divisore2tra

I miei omaggi e saluti Lady Heryka,
vedo che state portando un attacco, il che, a dire il vero, è una cosa abbastanza normale in questo tempo di guerre costanti.
Non ci troverei nulla da dire e non mi sognerei di disturbarvi se non fosse per il fatto che... non sono pronto ad affrontare una tale sortita.
Il vostro è un rispettabile regno, la cui buona fama è di certo sostenuta dalla partecipazione in essa di cavalieri e dame di nobile spirito, oltre che di affilate lame.
Consideri, inoltre, che abbiamo un’alleanza con uno dei vostri sottoposti, e che, tra i nostri ed i vostri diplomatici, sono in corso dei contatti.
Munendomi dell'intelligenza di colui il quale sa di non poter pretendere o ordinare... vi invio questa lettera per chiedervi, con rispetto e cortesia, se qualche altra vittima per le vostre scorrerie voi potreste individuare.
Confido nella vostra saggezza e nel vostro spirito di cavalleria.
Grazie milady,

Sir Kalaf

divisore23og0

Le parole possono molto più di una spada, e senza remore la regina estrasse un foglio di pergamena dalla pila posta sul suo scranno, lindo e liscio, e vergò con la sua piuma di corvo codeste frasi, in gentile risposta:

divisore2tra

Saluti a voi, Sire,
Vi ringrazio per la vostra cortesia, e soprattutto considero ammirevole il linguaggio compito utilizzato nei miei confronti, il modo di porsi di un vero cavaliere...
V’informo che sarei scesa ogni modo a un piacevole compromesso, nel caso in cui ne avessi ricevuto richiesta, e comunque la vostra lettera ha saputo cancellare tutte le eventuali.
Quindi comunico che se è vostra volontà vi lascerò tranquillamente ai vostri servigi e aggiungo anche che in caso di necessità potrei aiutarvi con ingenti truppe nelle ormai imminenti battaglie.
Senza rancori e con la speranza di poter combattere un giorno al vostro fianco,
Lady Heryka

divisore23og0

Milady, il vostro fare è ammirevole per gli eccellenti valori che manifesta e rivaleggia con la più graziosa espressione del vostro dire.
Sono onorato delle vostre parole e solo per quelle sarà un mio privilegiato piacere potervi essere utile in futuro per qualunque vostra esigenza, che non mi curo di limitare poiché son certo nel poter confidare della ragionevolezza che la vostra manifesta intelligenza guida ed accompagna.
Nessun rancore può superare la mia più sincera ammirazione.
Accetto di buon grado la vostra preziosa protezione, di cui non mancherò di tessere le lodi nel più sincero e veritiero modo.
Onorato di questo spazio di reciproco rispetto e comprensione mi dichiaro fin d'ora servo vostro, Lady Heryka.
E... con grandissimo piacere aspetterò il momento in cui, nostri vessilli al vento, potrò gloriarmi di veder dietro uno stesso scudo brillar le nostre lame.
Lady Heryka... è questo il vostro nome, il cui suono diviene dolce dopo aver letto le vostre parole.
Qui faccio a voi promessa... di mai dimenticarlo.
Sir Kalaf

divisore2tra

Ed è così che lascio spazio all’incantevole corrispondenza fra i due regnanti, lettere che si susseguirono col passar del tempo e delle stagioni, lettere che raccontavano di dolori e rimpianti, nuove gioie e affetti.

divisore23og0

Sir Kalaf,
perdonerete la mia impudente mancanza nel voler avere sempre l'ultima parola, ma ci tenevo a informarvi che le vostre soavi parole hanno colorito di un rossore verginale le mie guance… Non mi sarei mai aspettata un trattamento tale da un guerriero valoroso come voi, che ai miei occhi risulterebbe inusuale anche per la più sublime delle dee, tanto più per una semplice donna come me.
Le sono eternamente grata, mio signore,
Lady Heryka

divisore2tra

Lady Heryka...
In pochi, dolci, istanti il suono di questo nome assume i toni di una graziosa melodia.
Danza tra i miei pensieri come un giglio che, aperto, adagia i suoi petali fluttuando tra le calme acque di un azzurro lago...
La semplicità di cui accennate, milady, si esprime come similmente semplici e radiosi giganteggiano i raggi di un trionfante sole che si fanno strada vincendo le più ostinate nubi... In questo, Lady Heryka, risiede la vostra più sublime divinità.
Che è quella di una donna il cui nobile cuore esprime più valore di una dea.
Se fossi brezza... vorrei giungervi vicino, sfiorare i capelli vostri in una gentile carezza e sussurrare alle vostre orecchie la gratitudine per il piacere che le vostre note regalano ai miei più accesi sensi.
Per molte cose oggi vi sono debitore, Lady Heryka... con la mente, e con il cuore.
Sir Kalaf

divisore23og0

Mi onorate, mio signore, tant’è che ogni vostro complimento per me è come musica suonata dalla più dolce delle arpe, ogni parola un flebile suono che vibra nell’aria come petali di fiori al vento.
Se foste brezza, lascerei la finestra della mia camera aperta anche nelle più gelide notti d’inverno, solo per sentirvi vicino e udire la musica della vostra voce; e lasciarmi trasportare per danzare con voi in una notte eterna sotto il chiarore di una luna che ci osserva dall’alto, con la sua schiera di stelle a illuminarci il cammino…
Confido nella notte, sperando che lasci un dolce ricordo di questa melodia nei nostri sogni,
Lady Heryka

 divisore2tra

Soave fanciulla... recherò nei miei pensieri, alla notte, il sogno di un dolce viso circonfuso di mite alba lunare... in voi io vivo e ravviso il sogno ch'io vorrei sempre sognare.
Lady Heryka... voi mi conquistate...
Sir Kalaf
divisore23og0

E fu che le notti passarono, e così i sogni incantati si spensero in sonni incauti, agitati, ove la guerra imperversava agguerrita.

divisore2tra

Lady Heryka, vi porgo i miei omaggi e i miei saluti.
Il maggior cruccio è ora quello di contattarvi per chiedervi se cortesemente potreste temporaneamente aiutarmi poiché il mio regno sta per subire un attacco.
Ritengo che possa essere un falso allarme, ma... dal rapporto di forze tra attaccante e difensore non mi stupirei se a quello facesse seguito dell'altro...

Non voglio scrivere dell'altro, milady, perché non vorrei apparire ai vostri occhi come un ipocrita opportunista.
Unica cosa, che ne dice tante altre, è che la mia memoria di voi non si è risvegliata a causa di questa richiesta.
Se anche non potrete, milady, quella memoria rimarrà inalterata.
Sinceramente
Sir Kalaf

divisore23og0

Salve Sir Kalaf,
potrei conoscere gentilmente il nome di chi osa turbare la quiete del mio protetto, se è nelle mie facoltà saperlo? Ho già provveduto con l'aiutarvi, ma se conoscessi meglio il nemico potrei agire al meglio.
... Sappiate che ai miei occhi non potrete mai apparire come un ipocrita opportunista, perché sono stata io a offrirmi per proteggervi... e inoltre ciò che mi avete detto l'altra sera è valso a rimuovere per sempre ogni pregiudizio che poteva anche lontanamente accostarsi alla vostra figura.
Vostra,
Lady Heryka

divisore2tra

Milady, le vostre parole non mi confondono, perché suonano sempre più chiare e limpide come la purezza dello spirito che ne plasma il caloroso contenuto...
Non ho l'informazione completa. So che le truppe provengono dai regni a nord, ma appena i miei esploratori torneranno vi farò pervenire il resoconto completo. Di questo gesto vi sono grato e debitore come regnante e gentiluomo.
Ma, come Cavaliere... Lady Heryka... non posso più neppur parlare di un'azione in corso... o guardare ad essa con futuro arrivo...
L'avete già fatto.
Voi... mi avete conquistato.
Credetemi... delle vostre parole, di quanto a me dite... io sono onorato e fiero.
Poiché voi fate dono, a me solo, di un prezioso regalo. Io percepisco... e so... che siete rara.
Di questa gioia mi sento pervaso, del vostro grazioso dono, che perché raro è il più prezioso.
Le vostre parole, milady, rispecchiano il vostro spirito... sono un dono prezioso come acqua limpida nel deserto.
Io sono servo vostro. E voi... siete bellissima.
Sinceramente
Sir Kalaf

divisore23og0

Mio Signore,
forse ancor più prezioso però è il dono che voi fate a me. I vostri dediti omaggi volti alla mia persona sono stati capaci di illuminare un viso che, ahimè, negli ultimi tempi non è dei più lieti... e perciò ogni sorriso che riuscite ad accendere in me è più importante di qualsiasi emozione che le mie umili parole sono capaci di suscitare in voi.
... E se io per voi rappresento un fiore raro, allora voi siete l'unico esemplare della specie più splendida... e sono lusingata dal sapere che anche un solo petalo è dedicato a me.
Lady Heryka

divisore2tra

Milady, non avrei voluto aprire questa vostra lettera... perché sapevo che non avrei potuto attendere nel rispondere...
E invece eccomi qui a scrivervi, mentre fuori, nella pioggia che scende, si combatte per la vita.
Ma il desiderio di leggervi, di sentirvi ancora un po' vicina è stato più forte.
Spero vogliate perdonarmi... vorrei scrivervi ancora domani...
Sì... voi siete un fiore...
Per me, Lady Heryka... voi lo siete.
Penserò a voi, milady.
Buona notte
Sir Kalaf

divisore23og0

Sir Kalaf,
attenderò con ansia l'alba di un nuovo giorno per sentirvi ancora...
Mille volte buona notte, e che la vittoria sia con voi.
Lady Heryka

divisore2tra

I soldati si schierarono nella fredda mattina autunnale. Avvennero scontri, perdite e morti funeste, ma il regno di Re Kalaf fu salvo. E così, con la pioggia che non cessava di battere, accompagnato dal vociare delle reclute vincitrici e in festa, nelle sue camere il re scrisse per lady Heryka.

divisore23og0

Un sorriso...
Un sorriso, se donato, è come un raggio di sole che corre premuroso ad asciugare un lembo di terra bagnato...
Un sorriso, se rubato, è come due braccia forti che, protese, aiutano chi è caduto a sollevarsi.
Non è mai facile asciugare lembi di terra...
Non è mai facile essere abbastanza forti per aiutare qualcuno a rialzarsi...
Io so cosa sia il non sorridere... e son grato a voi per essere stata con me “ladra” anche per poco.
Se le mie parole hanno asciugato qualche goccia che triste decorava i bei petali di un fiore... ne son felice.
Io, che so... quel che sopra vi ho detto... son comunque un po' più triste nel sapere che la luce, in questi tempi, è avara di fulgore e calore anche per voi.
Perché?
Perché le vostre parole sono belle, belle perché non son vuote. Belle perché hanno anima, e dipingono uno spirito.
E di questa bellezza connotano il vostro essere.
Ecco perché, vi dico... Lady Heryka... siete bella.
Ed è più umano pensare, accomunare, il bello al giusto, al sereno, al ridente ed al gaio.
Perché è più umano pensare che tutte le cose che sanno di buono faccian parte dei lati positivi della vita. E vedere che, invece, ci sono discrasie, che i lati positivi si accompagnano con quelli negativi... non ci piace. Non lo capiamo, o, seppure lo capiamo, da questa comprensione ed accettazione vorremmo allontanarci. È più umano.
Ed io, lady Heryka... sono umano.
Perciò, vi dico, sinceramente... di questi vostri tempi non lieti mi dispiace...

divisore2tra

Sir Kalaf,
voi dite il vero più di quanto forse pensiate...
È vero, la luce è avara di fulgore e calore, per molti e non solo per me, di questi tempi...
Ma sapere che ci siete voi a rischiararmi il cielo come una dolce mattinata primaverile... Rende la rarità della gioia più lieta, perché è quando ne sentiamo la mancanza che riusciamo ad apprezzarla per intero.
Ed è con voi - in questi pochi attimi che mi sembra di trascorrere insieme, per l'armonia dei nostri pensieri che sembrano un tutt'uno - che io sento che è ancora possibile, per quanto strano, accomunare come voi dite il bello al giusto e ai lati positivi della vita.

Ma, per quanto potente possa essere il Sole, metà della terra è sempre avvolta dall'oscurità, e noi non possiamo farci niente per evitarlo, se non accettare questa triste verità e goderci i momenti di splendore.

divisore23og0

Sì milady... giacché non posso dire leggendo nei vostri occhi che voi percepite il quanto esprimo come ciò che ho nell'animo... io tento, cerco di scrivere nel modo più vero quel che io davvero sento.
Chi siete?
Io chiedo... a me stesso e chiedo a nessuno... io pongo una domanda muta.

Tuttavia, temevo di avere osato troppo... E che il vostro riserbo dovesse in qualche modo sottolineare questo.
Vi chiedo perciò perdono... della mancanza del mio ardire, che non vorrei vi significasse il decaduto mio interesse.
Senza conoscere l'uno dell'altra abbiamo scambiato ben più che parole. Io sento che entrambi, con spirito, esprimiamo parole dal cuore. Non per ardore, né ancora amore... e non per la noia che recan le ore...
Non so chi siete... eppure lo so.
Non vi ho dimenticata, Lady Heryka. Non potrei... e sincerità vuol ch'io ammetta che non posso, non per voi... ma per me...
In un mondo che esiste tra sogni ed illusione, perché e quale strano caso guida la mano di ciò che fa incontrare due pensieri che possono fondersi in così immediata, percepibile armonia?
Che cose strane offre la vita...
Scintille, guizzi, lampi di luce.
Sì, avete ragione. E' questa la felicità. Tra le cose strane che la vita offre vi sono anche quei momenti... istanti... attimi. Talvolta teneri, delicati e intensi come una dolcissima carezza. Talvolta euforici e sfavillanti, magnificamente coinvolgenti come l'esplosione di fuochi d'artificio...
Questa è la felicità. Preziosa perché effimera... brucia come mille soli nel volger di un momento.”

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Il resto della storia non ci è dato sapere, ma ricordate, guerrieri, che anche nei giorni più bui può nascere il germoglio di un sentimento, che supera barriere sconosciute all’uomo. Ricordate le soavi parole di cui avete letto. Sognate.

Or depongo la cetra, mia unica arma, e riposo per un nuovo racconto. Andate in pace, miei cari.

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Le lettere risalgono a quasi sei mesi fa. Perché sì, sono state veramente scritte, frutto di una corrispondenza un po’ ardita e un po’ avventata… Ho amato il mio interlocutore perché dava vita a un’avventura medievale, l’ho amato per le sue metafore stupende e la poeticità delle sue parole. Abbiamo sempre saputo di star giocando a un gioco di cui segretamente conoscevamo solo noi le regole, e infatti i messaggi sono finiti così, senza addii o altro. Ho sempre conservato con cura i suoi scritti, e se anche da molto volevo tramutarli in racconto, non ci avevo mai provato prima. Sarà perché era un qualcosa di personale che difficilmente sarei riuscita a mostrare a qualcuno, sarà per l’eccessiva sdolcinatezza che è chiaro che in alcuni brani diventi ripetitiva, ma solo ora ho trovato il coraggio di metter mani alla nostra corrispondenza.

Ho tagliato le parti più private e modificato alcuni dei dati personali, aggiunto diversi riferimenti alla guerra immaginaria, ma per lo più ho lasciato invariati i vagheggiamenti di entrambi. Scusate quindi se il racconto si è dilungato, ma la mia affezione non mi ha permesso di ridurre altrimenti le nostre parole, specie quelle di lui.

Ci sono alcune citazioni, presenti anche nella versione originale. Vi auguro di divertirvi a scovarle, semmai aveste voglia di leggere tutto.

Il racconto lo dedico in particolar modo a Crystal, che mi ha spinto a pubblicarlo nonostante abbia ancora alcuni dubbi in proposito. Spero le piaccia, perché sono cosciente che se io un tempo – e tuttora – ho amato queste righe, per voi potrebbe essere anche fonte di noia. Ma si sa che non siete costretti a leggere tutto :)

P.S.: la trovata dell’angolo del menestrello parte dal fatto che considero uno scrittore come un cantastorie. Mi ci ritrovo tantissimo in questa similitudine, perciò non è detto che non posti altri racconti ambientati nel medioevo che partano dallo stesso presupposto…

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