giovedì 31 dicembre 2009

PostHeaderIcon Aquila Bianca e Nero Dragone


Solcando gli immensi cieli, fra le montagne del misterioso Oriente, stava - ali spiegate - Aquila Bianca. Il piumaggio bagnato di brina riluceva nel sole del mattino appena nato, bimbo che sorride alla vastità del mondo, e plana’a ella nel vuoto.

Scorse, occhi acuti e stretti sopra il becco arcuato, una nube contorcersi nell’aëre. S’avvicinò arguta, e distinse un dragone dalle spire torte, inquieto, nero e argento nel giorno che viene.

“Cos’hai tanto da dimenarti, Drago?” chiese allora, curiosa e selvaggia anima del cielo.

“Nelle terre spiegate ai nostri piedi, gli ominidi si stanno preparando a qualcosa di grande, mia Regina dei cieli.” Rispose il Dragone, interrompendo la danza. La punta della sua coda verteva alla lontana Cina, miglia al di sotto, e anche i due lunghi baffi che gli si dipartivano dal volto fremevano nel basso.

“Oh, Dragone Nero, ma cosa vuoi tu dagli ominidi? Dipendiamo per caso noi da essi? No, e allora non ti struggere, ché noi vi siamo superiori, sia per corpo che per spirito.” Proclamò fiera, scuotendo le vaste ali.

“Certo che no, Aquila Bianca. Ma, guarda, loro ci venerano, e fra un po’ comincerà l’anno e me consacrato. E pensavo, qualora le stelle novizie giungeranno per miti istanti dai loro sommessi luoghi, se non fosse ora di mostrarmi nella luce fugace della notte promiscua.”

“Cosa ti porta a tal gesto avventato? Tu che ponderi ogni singolo tuffo nelle nuvole bianche, ora ti azzardi a compiere quest’assurdità? Sono solo uomini senza speranza.”
“È per ringraziarli, mia Aquila opalescente.” Disse quindi il Dragone, svolgendo i meandri del suo lungo e suadente corpo, come fumo trasmutato dal vento. “Saranno pur soltanto ominidi incauti, ma hanno sogni, desideri, fantasie che vanno accompagnate con un pizzico di fortuna. Stanotte è l’ultimo giorno dell’anno, e io passerò sul mondo a spargere la mia polvere di stelle, sicché porti buona ventura a questo popolo in disgrazia.”

“Sciocco!” proruppe l’Aquila, e aprì il becco, ove si intravide per un attimo la sua gola gemmata e fiammeggiante d’ira. “Coglieranno la tua polvere in sacchi d’argilla, e ne faranno concime per i loro vizi. Il tuo sacrificio sarà vano.”

“Da quant’è che noi Guardiani del cielo non aiutiamo gli uomini? Paiono secoli, forse intere dinastie di imperatori. Se per noi il tempo è solo una parentesi della vita, per loro ci son già state almeno tre reincarnazioni, che non mi sembrano esigue. E le anime, nelle ultime esistenze, non sono cresciute. Da quant’è che non ne sale una a farci compagnia, a diventare un nuovo Guardiano?”

“Io fui l’ultima, Dragone.” Disse l’Aquila, abbassando il capo. “e ciò accadde ben cinquecento anni addietro. Dopo di me non ascesero altre anime, ne sono certa.” Poi proseguì, poggiando anch’ella lo sguardo vetusto sulle terre del basso, ove si vedeva la muraglia sacra alla Cina allungarsi per enormi distanze. “Lo scorso Dono, lo ricordo bene, fu del Serpente Piumato. Compì la sua muta in terra, e allora gli ominidi si ricoprirono d’oro.”

“E ci fu pace e amore.” Concluse il Dragone Nero. “Ci sono Regnanti che giurerebbero che, se potesse tornare indietro, il Serpente Piumato lo rifarebbe ancora. Egli stesso, tutt’oggi, dall’alto degli universi dove ora dimora, lo ammette.”

“Non ci lasciare, Dragone.” Supplicò allora l’Aquila, cristalli che si formavano alla punta degli occhi smeraldini, per poi cadere come perle nel nulla del cielo. “Spero tu abbia conservato un po’ dell’egoismo terrestre. Se così è, tiralo fuori e risparmiati. I pezzi del tuo cuore puro non andranno dispersi inutilmente.”

“Forse stiamo un po’ affollati, qua sopra, forse è proprio per questo che la mia decisione persiste…” e un lieve sorriso increspò le dolci labbra del Drago. “I Regnanti dall’alto hanno trascritto nel firmamento lunghe prose sulla gioia del Dono. È un’estasi senza precedenti, così dicono. Non sto trovando fatue scuse, Aquila, voglio solo rassicurarti. Ormai non mi porterai indietro, ma, se vorrai, potrai accompagnarmi in quest’ultimo viaggio.”

Aquila Bianca, pensierosa e casta, prese la sua decisione. Intanto era scesa la sera, poiché nei cieli lo scorrer del tutto segue gli umori dei Guardiani, e scuri erano gli animi quella notte. Aquila Bianca, immane e sicura, esclamò l’ultimo stridio del suo acuto canto. “E sia.”

Il Capodanno cinese, quella notte, fu uno dei migliori mai trascritti dagli scribi reali. Fra i fuochi e le danze, fra le risate e i pianti, tutti – all’improvviso, seguendo l’urlo di un suonatore di gong – voltarono il capo in su, naso all’aria e occhi puntati al cielo. La sorpresa solcò i loro visi, alla vista di un dragone di brillanti e di un’aquila di gemme colorate e preziose che attraversavano la volta celeste. Alcuni confidarono nel miracolo, altri si complimentarono per gli splendidi fuochi, tutti furono pervasi da una nuova e al contempo antica speranza. Perché si apriva una nuova era, più grande e più bella, frutto dei Doni di ben due Guardiani.

Questo racconto necessita di una breve spiegazione. È nato per caso, senza spunti precisi (sempre se il Mahjong non si possa considerare una fonte d’ispirazione), come un po’ tutte le storie migliori. Sono partorite dal nulla, sono orfane, e splendidamente belle.
Qui si parla di anime e di reincarnazioni: secondo la tradizione, l’anima, una volta compiuto il suo corso e una volta accresciutasi spiritualmente, può abbandonare la regola della reincarnazione, e quindi ascendere al cielo al fianco degli dèi. Traslando la teoria al cristianesimo, si potrebbero accumunare queste anime dislocate definitivamente dal corpo agli angeli, agli arcangeli, ai cherubini.
Ho preso in considerazione unicamente la Cina proprio per le sue credenze particolari e radicate in lontani passati, per il calendario che prevede gli anni dedicati alle figure simboliche del loro oroscopo, per i festeggiamenti unici che ivi avvengono a Capodanno.
Da qui, mischiando piccole idee da diverse culture, ho creato la mia personale classificazione: le anime degli uomini, soggette alla reincarnazione e viventi in terra; i Guardiani, che assumono forme specifiche e sono lo stadio delle anime che hanno compiuto la loro crescita, essi vivono in cieli non meglio specificati; i Regnanti, quasi dèi, che sono i Guardiani sacrificatisi a favore degli uomini in terra, e vivono negli immensi universi.
Concludo col dire che è un racconto fuori dalla nostra comune catalogazione degli anni, perciò siete liberi di spaziare con la fantasia e accumunare i personaggi che voi dichiarate illustri ai Guardiani e ai Regnanti, partendo dalla psicologia di quei pochi descritti nel racconto. Personalmente, scrivendo, non ho pensato a nessuno in particolare, ma riflettendoci adesso avrei qualche nome che potrebbe andare bene…
Inoltre, due piccole licenze poetiche che mi sono presa: “plana’a” sta per planava, “aëre” dovrebbe essere il latinismo di aria.

5 commenti:

Vinci ha detto...

Devo dire ch'è mi è piaciuto di più questo che quello sul Natale, poi fai tu.

Crystal ha detto...

Non so quale consigliarti fra i due... Sono entrambi bellissimi... Questo è più poetico, quello è più realistico... Però entrambi colpiscono :D

Vinci ha detto...

aëre è il latinismo di aria, giusto ;)

Cesare ha detto...

Credo che da un "com'è bello, è fantastico" non ci ricaveresti niente quindi sarò sincero.
Devo dire che è affascinante, poetico (forse un pizzico troppo, ma va bene). Ci sono un paio di frasi contorte, che avrei sbrogliato un po'. Le due figure sono maestose, ma si potrebbe allungare il discorso, secondo me. Ci sarebbe molto su cui discutere. Potresti, se vuoi, calcare la mano sulla psicologia dei due: Drago pondera ogni azione, perché decide di fare questo? Forse perché l'ha fatto Serpente Piumato. E perché proprio ora? Perché non prima, perché non dopo?
Aquila sembra un po' troppo repentina nel cambiare idea.
In conclusione: sì mi è piaciuto. Si può sempre migliorare però, no?
Piccolo refuso:
... e fra un po’ comincerà l’anno E (credo fosse A) me consacrato...

Per il contest, però, mi sembra leggermente fuori tema, per quanto bello. Anch'io avevo pensato di fare qualcosa sul nuovo anno, ma sapevo in partenza che sarei andato fuori traccia. Eri partita bene con: “Nelle terre spiegate ai nostri piedi, gli ominidi si stanno preparando a qualcosa di grande, mia Regina dei cieli.”. Quindi le ipotesi sono due, secondo me:
1 - Calchi di più la mano su questo, lo rendi più "natalizio" (scusa il termine ma non me ne venivano altri)
2 - Usi il primo su cui ho già espresso le mie opinioni. ;))

Migliori sempre più,
Cesare

Frankie P. ha detto...

Grazie a tutti per i complimenti...
Cesare: inanzitutto, grazie per avermi segnalato il refuso (era A infatti). Sarà breve nel risponderti perchè sono appena tornata da un viaggio in macchina di 48 ore, ma la mente è sveglia quindi spero di essere il più possibile esauriente ;) Preferisco modificarlo seguendo i consigli che mi hai dato, e pubblicare il primo. Ho avuto tempo per pensarci ed ero giunta alla conclusione di usare quello sul Natale per il contest, solo che ho avuto così tanti problemi da non potermi connettere più. Per fortuna sono tornata in tempo, altrimenti giuro che sarebbe saltata anche la mia partecipazione al contest!

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