sabato 19 dicembre 2009

PostHeaderIcon A Natale si può fare di più...

Come promesso, il racconto. Quando ho cominciato a scrivere, avrei voluto che ci fosse un finale diverso, ma le mie mani mi hanno condotto altrove. È a tema natalizio, forse lo prenderò in considerazione per pubblicarlo come racconto ufficiale per il contest della Ragazza Drago. Ma anche no, perchè per quello avevo in mente una trama più allegra, 'fiabesca'.
Va be', buona lettura. E felici feste...
È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più,
è Natale e a Natale si può fare di più
per noi:


Fa freddo. L’aria gelida e umida s’infiltra fra le pieghe dello scialle di lana, riesce a trovare una via fra i fitti nodi del tessuto, per poi scivolare come cubetti di ghiaccio sulla pelle. E quel piccolo corpo inizia a tremare, seduto sulle scale sconnesse del centro, scosso da lievi tremori che si fanno sempre più forti.

Le campane suonano a festa, e una confusione di gente si accalca sulla scalinata, travolge il corpo che si stringe ancor più su sé stesso. In cima c’è una Chiesa, che mostra le luci intermittenti delle decorazioni natalizie, purché nel giorno del Signore tutti possano raccogliersi a pregare.

Intanto la ragazzina si sente sperduta, tutta quella massa di persone l’ha stravolta, e una lacrima solitaria lascia una scia, pulita, sul suo volto scuro di polvere e fango. Ai suoi piedi, la tazza di latta è quasi vuota, eccezione fatta per un mucchietto esiguo di monetine. Il rumore dei pezzi di metallo gettati nel contenitore ammaccato è ricordo lontano, per la bambina. Il tintinnare allegro che per lei significa pane è anch’esso una reminiscenza distante. Lì, sullo scalino sporco di pietra, non chiude gli occhi, non si abbandona al sonno imminente, ma guarda la sua futura cena con bramosia e stanchezza antica. Desidera che domani nevichi. Quando cade la neve, per lei significa niente lavoro.

Qualcuno sta suonando un’armonica, a qualche isolato di distanza. Forse è uno come lei. Si sente l’eco della melodia a volte sconnessa e un po’ ridondante di una canzone di Natale. Vorrebbe cantarla, ma le labbra sono secche, se prova solo ad aprirle in un finto sorriso si spaccano come crepe in un vaso d’argilla cotta. E poi non sa le parole, le ha sentite in giro, questo è vero, ma non ne ha mai compreso il significato.

Vede la gente che si scambia cenni per la strada, e quasi tutti sono avvolti in caldi paltò lunghi fino in terra. Portano pacchi rivestiti di colori sgargianti, e nella loro fretta c’è qualcosa di nuovo ed eccitante, che manca nel resto dell’anno. Tornano a casa.

Il freddo si attenua, o forse è lei che non sente più le mani e i piedi, e che ormai ha abbandonato la testa sul muro al lato del suo angolo di gradino. La guardano, alcuni con pietà, altri con scetticismo. I bambini sono curiosi, ma si lasciano lo stesso trascinare via dalle madri preoccupate del dolore. Non vogliono che i loro figli conoscano il male del mondo, errano nel ritardare l’inevitabile e illuse crescono solo corpicini senz’anima.

È ora di andare, non può più sostare nei pressi della Chiesa. Fra un po’ la Messa sarà finita, e non vuole essere calpestata nuovamente da fedeli che ormai si sentono redenti da ogni peccato, ma che ignorano la regola dell’aiutare il prossimo. Ingenui, a credere che inginocchiarsi basti, a non portare soccorso e poi chiedere scusa. Sciocchi.

Stringe quindi la tazza di latta, e si avvia lentamente. Si mantiene al lato della strada, cerca di passare inosservata, ombra lacera in quel tripudio di colori. Non gira la testa verso le vetrine, non vuole rispecchiarsi in una vita che non è la sua. La presa sulla tazza si fa più forte, mentre osserva gli altri, quelli come lei, che si affacciano come buie finestre nel paesaggio freddo e festoso del centro città.

Allora prende con fatica una moneta. È lucida, tonda, incredibilmente bella fra le sue mani rovinate dal gelo. Si piega leggermente sulle ginocchia, e la lascia cadere nel cappello riverso in terra di un uomo. I loro occhi s’incrociano per un attimo, poi lui torna a guardare fra le memorie del suo passato.

Ripete questo gesto mille e mille volte, o almeno così le pare. Lo fa con ogni persona che trova agli angoli delle vie, anche col suonatore d’armonica che l’aveva accompagnata nel suo sostare. Lo fa finché la tazza non è vuota.

Vaga per la città, senza meta. Forse anche oggi dormirà sulla panchina del parco. Era comoda, la notte prima, sempre meglio della stazione dove loschi individui avrebbero potuto derubarla. Ma tanto adesso non ha più nulla di cui privarsi.
Lei ha sempre creduto che bisogna aiutarsi fra simili, perché i più grandi non capiscono, non comprendono. Se oggi non cena, non se ne farà un problema. È la vigilia di Natale. E forse domani nevica.

9 commenti:

Crystal ha detto...

Bello, davvero... Triste, però

Crystal ha detto...

Che finale alternativo gli volevi dare?

Frankie P. ha detto...

L'avevo detto che era un racconto un po' triste e un po' cattivo ^^
Tu che dici, lo porto al contest o invece metto l'altro che devo ancora scrivere?

Frankie P. ha detto...

Volevo che in verità la ragazzina fosse 'normale', e che facesse l'elemosina solo per gioco, e poi per distribuire i ricavati come ha fatto quella di questo racconto.
Poi avrei voluto inserire un altro spezzone con un'ambientazione diversa, in cui c'era lei a scuola... le chiedevano di disegnare la sua famiglia, e lei disegnava solo una bambina in mezzo a una strada (lei, appunto). E quando la maestra le chiedeva perchè, rispondeva qualcosa tipo "io sono la mia famiglia."

Crystal ha detto...

Sai che ti dico? Per il contest della ragazza drago usa questo racconto però col finale che mi hai messo nel commento ^^

Frankie P. ha detto...

Eeeh... sarà difficile, ma ci proverò :)

Crystal ha detto...

Sarà difficile ma ci riuscirai ;)

Cesare ha detto...

Ancora blogger mi dice ch il tuo blog non ha feed... (non è che hai fatto qualche modifica?)
Comunque... Molto bello il racconto.
L'ultima frase mi ha toccato profondamente. ^^
Mi hai cambiato la serata! :)
Cesare

Frankie P. ha detto...

è strano... l'unica modifica in proposito che ho fatto di recente è che ho aggiunto il gadget dei lettori fissi, ma non credo che questo interferisca molto; le altre modifiche si limitano solo ai commenti. Farò un giro fra le impostazioni per capire che succede...
Sono contenta che questo racconto ti sia piaciuto ^^

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