sabato 31 ottobre 2009

PostHeaderIcon Amore di Strega


Mentre io metto a posto quel po' di spesa che ho fatto alle Befane di Rimini, vi lascio qualcosina da leggere ;) Nei prossimi giorni programmo di scrivervi un resoconto delle mie serate a Imola.
Avendo passato la prima fase del contest della Ragazza Drago (con il racconto Tyrsek, la bussola del cielo, parte I), ecco il racconto della seconda fase. Tema: Halloween


“Il mio compito è finito qui, lo sai. Perché ti ostini a chiamarmi ancora?” Una voce nell’aria, che sussurra austera con respiri stridenti, come foglie d’autunno mosse dal vento, come il crepitio del fuoco da cui il suono proviene.
“Mi manchi. Non puoi togliermi il piacere di sentirti, di parlarti. È solo una volta l’anno, per giunta.” Replica una donna con tono triste.
“Una volta in cui sempre giuri a te stessa che sarà l’ultima. Una volta in cui ti ricordo sempre di andare avanti e dimenticarmi.”
“Ma io non posso! Non posso! È stata tutta colpa mia se…” ma i singhiozzi interrompono la frase, mentre una foschia aleggia nella mente della donna, i pensieri si fanno confusi, e mille immagini sfocate irrompono le barriere del presente.

Forti strepitii arrivano dalla strada. L’acciottolato stride sotto i colpi delle forche, gli stivali che pestano pesantemente il terreno. Si avvicinano a passo svelto verso una capanna un po’ discosta dalle altre, più malandata e con un orto ben curato sul retro. Nell’interno non ci sono luci accese, ma due persone conversano animatamente.
“Stanno arrivando…” dice un uomo. È di bell’aspetto, con uno sguardo penetrante ora velato da una sorta di preoccupazione. Una donna giovane e attraente è seduta sull’impiantito, costituito da assi di legno impolverate. Accucciata in un angolo, si stringe le gambe al petto, mentre lacrime nere le solcano il pallido viso. “Vai nel seminterrato. Nasconditi, fai presto!” le ordina l’uomo, costringendola ad entrare in una botola che conduce in un vano sotterraneo, prima di porvi sopra delle casse per nasconderla alla vista.
Intanto un manipolo di contadini fa irruzione nella casa. Imbracciano attrezzi da lavoro, alcuni dei fucili. “Dov’è la strega? Dimmi dov’è!” gridano, e cominciano a perquisire la piccola stanza, buttando a terra mobili e sedie. “Qui non c’è nessuna strega. Andatevene.” Dice l’uomo, dissimulando falsa sicurezza. Ma non riesce nel suo intento, perché la furia degli abitanti del villaggio è più forte. Uno di essi lo trapassa da parte a parte con un forcone. L’uomo cade piano a terra, gli occhi aperti in una muta richiesta. Sembrano invocare a quel sordo potere che alberga nella natura di accettare il suo sacrificio, e di salvare la vita della sua amata. Forse qualcuno, o qualcosa, ha sentito il suo disperato richiamo.
I contadini escono, ancora più infervorati per non aver trovato ciò che cercavano. “L’arpia se n’è andata. Quando ci ha visto arrivare ha preferito fuggire con i suoi trucchetti da maga, e lasciare suo marito a morire.” Urla uno sputando a terra. “In ogni caso, la casa ormai è infestata. Diamole fuoco.” E le fiamme iniziano a lambire la piccola capanna, estirpando il male; ma non si tratta del male di un incantesimo, o di un’invocazione: estirpano il male dell’omicidio, dell’ingordigia degli uomini dalla mente chiusa.
Fra le fessure delle assi di legno, la donna ha osservato ogni istante della scena. Sentiva i passi pesanti sopra la sua testa, e le ragnatele che si stavano impigliando nei suoi folti capelli neri mentre cercava con lo sguardo il suo amato. A stento reprime un urlo quando vede il sangue infilarsi dalle fenditure dell’impiantito, e bagnarle l’abito. Piange in silenzio, maledicendo i suoi poteri. Non si accorge del fumo che pian piano le sta mozzando il respiro, sente solo le parole della sua Dea Madre bisbigliarle di andare nel bosco, e lì restare per notti intere. Arranca fino alla botola, esce. Tossisce violentemente: non le resta più molto tempo. Così lascia a malincuore il corpo dell’uomo a bruciare nella sua dimora, e scappa fra gli alberi finché non raggiunge un ruscello. Immerge la testa nell’acqua, e le idee si fanno più chiare. “Madre, perché mi hai salvato? Perché mi hai condannato a questa eterna solitudine?” urla alla notte. Ma non le giunge risposta.

La festa quest’anno è uno sballo. La palestra del liceo è irriconoscibile: hanno fatto proprio un bel lavoro. Palloncini neri e arancioni ricoprono l’alto soffitto, mentre altri sono legati ai canestri da basket o ai pali per la rete di pallavolo. Alle pareti sono stati appesi lunghi striscioni che dicono frasi sanguinolente tipo: “Buon Halloween!” o “Qui troverai il tuo riposo, vampiro!”. Forse non sono poi tanto originali, ma si nota l’impegno. D’altronde, sono una che si accontenta facilmente.
Valerie si avvicina con due bicchieri di sidro in mano. “Che bella festa!” urla per sovrastare la musica a palla, con il suo sorriso smagliante stampato in faccia. Mi porge la bevanda e poi parte a caccia di qualche ragazzo con cui scatenarsi in una danza sensuale. Questo suo modo di fare non mi è mai piaciuto, ma per il resto è una buona amica. Sorrido osservandola. Stasera è vestita come un angelo, i capelli biondi acconciati in voluminosi boccoli, la bocca rosea, un vestito bianco e un paio d’ali piumate a coronare la scena. Io, invece, ho preferito uno stile total black, cercando di passare inosservata. Quando all’entrata hanno chiesto che costume avevo, così da poterlo segnare sulla lista dei candidati al ‘miglior travestimento dell’anno’, ho biascicato un “vampiro” poco convinto. Sospetto che non mi abbiano nemmeno segnato.
Pensandoci, ne sono proprio sicura. Non sono mai stata tanto popolare nella scuola, se non per gli eventi inspiegabili che accadono in mia presenza. Quando mi fanno arrabbiare, i vetri si spaccano da soli. Fino adesso ho distrutto l’intero laboratorio di biologia, e dopo non ho osato mettere piede in quello di chimica per almeno una settimana, perdendomi tutte le lezioni. Poi c’è stata la volta degli armadietti. Il mio ex mi aveva appena lasciato con un sms lapidario, e all’improvviso tutti i lucchetti della mia fila sono caduti a terra. Decine di armadietti saccheggiabili. Quando sono felice o particolarmente allegra mi va meglio. Riesco a far nascere i fiori dal nulla, oppure condiziono il tempo e anche in una giornata di pioggia faccio apparire un caldo sole primaverile. Lo psicologo della scuola ha spiegato questo dicendomi che sono ‘troppo emotiva’, e che erano per lo più coincidenze. Fatto sta che hanno cominciato tutti a evitarmi, casomai facessi scoppiare loro i cellulari o lo specchietto della cipria. Tutti tranne Valerie.
La festa procede a ritmo costante, abbiamo una notte intera per fare baldoria. Ma io non ne ho voglia, e sinceramente sento che comincia a mancarmi un po’ l’aria; così decido di uscire a farmi due passi.
Il liceo si trova vicino a una riserva naturale, piena di alberi secolari e leggermente inquietanti. Ha un grande spazio verde attorno, una sorta di parco per noi ragazzi. Appena uscita noto subito qualche coppietta sulle panchine, e i più imprudenti sono seduti sulle foglie secche a coccolarsi. Non mi va di disturbarli, e mi dirigo verso il limitare del bosco. Girano brutte voci sulla riserva, e anche i professori intimano di non avvicinarci troppo. In verità è solo perché è così fitto che è facile perdersi, e non ci sono sentieri sicuri. Valerie dice che vi abita una vecchia strega che ha maledetto tutto il bosco, e che nella notte di Halloween accende un fuoco per attirare gli incauti.
Smarrita fra i miei pensieri, m’inoltro sempre più nel folto della foresta. La scuola adesso è solo un edificio bianco in lontananza, a tratti coperto da rami di betulla. Non lo perdo di vista, così da poter ritornare indietro appena lo desideri. Guardo avanti a me, e mi sembra di scorgere una luce rossastra pochi metri più in là. Aguzzo la vista, e sono quasi certa che sia un fuoco. Sento anche una voce femminile spezzata dal pianto. Proseguo, incuriosita.
Fra gli aghi dei pini vedo una donna: folti capelli neri intrecciati a foglie, un abito logoro stretto da un corsetto in vita. Probabilmente un tempo era bellissimo, perché noto dei filamenti dorati fra le pieghe della gonna nera. Anche la donna ha un aspetto un po’ trascurato, ma che non offusca la sua incomparabile bellezza.
Si è accorta di me. Butta una polvere strana sul fuoco, che si spegne all’istante. Prende la sacca che aveva con sé e comincia a correre dalla parte opposta alla mia.

“Sento qualcuno, nella foresta… Ci sta guardando. Presto, interrompi il rituale!” grida l’uomo, e la sua voce assomiglia sempre più al suono della legna scoppiettante. La strega non se lo fa ripetere due volte, nonostante le dispiaccia abbandonare così il suo amore, e butta della polvere occultante sul fuoco. Le fiamme s’interrompono senza produrre un filo di fumo. Ma l’incantatrice non si ferma a guardare, perché si sta già dirigendo verso la sua capanna nel bosco. Sente che quel qualcuno la sta seguendo, e perciò affretta il passo tanto quanto la lunga veste le permette. Il velluto s’impiglia nei rami, provocando nuovi strappi al tessuto già rovinato.
La capanna è in vista, e la strega vi si barrica all’interno.

Mentre corro all’inseguimento della donna misteriosa, per un istante mi sfiora il pensiero che si tratti della strega di cui parlava Valerie. Ma le streghe non esistono, e se così fosse, sono state tutte bruciate nei primi del 1600. Sempre se la storia di Salem non affermi il falso, il che è molto probabile.
Scaccio queste strane congetture dalla mente, e cerco di convincermi che sia solo una vagabonda o una zingara che sopravvive di elemosina, e che ci siamo entrambe trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sì, è così. Aveva un’aria talmente triste e depressa che non lasciava presagire una bella vita.
Sono arrivata nei pressi di una baracca. Sembra una di quelle che disegnano nei libri per bambini, le casette di un villaggio medievale. Sotto il tetto sono appese strane erbe a seccare, e diversi amuleti pendono dagli alberi vicini. “Superstizioni, vecchie credenze” mi dico, mentre una strana sensazione mi attanaglia lo stomaco. Io non dovrei nemmeno essere qui! Dovrei trovarmi alla festa e divertirmi e fare casino! Ma qualcosa mi ha portato quasi forzatamente a seguire la donna, e io non ho potuto far altro che accodarmi a questa specie di istinto. Busso alla capanna, attendendo una risposta. “Non voglio farti niente!” dico, scoraggiata, come se così potessi abbassare i suoi pregiudizi.

La strega per un attimo sussulta. Avverte un’aura magica, attorno alla fragile ragazza che ora batte incessantemente i pugni sulla porta della sua casa. È potente, ma incontrollata. Comprende che si tratta di una novizia, una strega che non ha ancora scoperto la sua vera natura. Se adesso fosse stata con la sua congrega, avrebbero deciso insieme di prendersene cura e insegnarle l’Arte. Ma tutte le sue compagne sono morte, e la Dea Madre l’ha rinchiusa in quest’isolamento eterno, violandole il diritto di cercare una nuova congrega. Forse sa che un giorno lontano le streghe di Salem si sarebbero risvegliate. E quindi è compito suo, dell’ultima, istruirle per ricreare l’Ordine.
Apre leggermente l’uscio e lascia entrare la ragazza. Ora la sua aura è più forte, e si manifesta con un leggero tremolio attorno al corpo. Segue ciò che le dice il cuore, le racconta tutto. E quando la ragazza le chiede del falò che aveva visto nella radura, parla anche di lui, del suo amore. Nessun segreto.
“La prima cosa che si insegna a una futura strega è l’amore. Una strega vive in eterno, è immortale. Solo se uccisa o per ordine della Dea Madre può lasciare il mondo dei vivi, per il resto è chiamata a servire la natura per decenni, secoli a volte. L’amore di strega è speciale perché anch’esso eterno. Una strega non s’innamora che una sola volta nella vita, e poi è legata per sempre all’anima dell’uomo a cui ha donato il cuore… per questo, ogni anno, nella notte di Samhain, quando il divario fra il mondo dei vivi e quelli dei morti si fa più sottile, compio il rituale per rivedere il mio marito defunto.
“Ricorda, ragazza, l’amore di strega è ciò che di più duraturo esista al mondo, varca confini invalicabili, e si protrae per tempi che i comuni mortali faticano a concepire. Solo in una strega risiede il vero spirito di ciò che noi chiamiamo Amore.”

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