sabato 6 novembre 2010

PostHeaderIcon Tyrsek, la bussola del cielo XI

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Il ritorno. Il grande, inatteso ritorno. Vi rimando qui, se siete nuovi e non conoscete i precedenti episodi, postati nel lontano 2009.

Non sono impazzita. O forse sì. Forse lo sono sempre stata, non saprei.

Comunque, se siete proprio curiosi di saperlo, un mostro mi ha rivoltato il cervello e mi ha costretto a continuare questa storia, attraverso uno stile semplice e lineare altrimenti da me definito prendingiro. Roba che scrivo solo per raccontare. Basta pensare allo stile, questa storia non ha mai preteso di farlo e mai lo farà.

P.S.: La foto d’inizio post dovevo metterla per forza. Sono io con un libro che ho tanto agognato, “The Tattoo Chronicles” di Kat Von D. Adorabile; fantastico.

I respiri affannati dei due e lo stridore delle armi ogni volta che si scontravano, i passi leggeri e veloci. Ombre sul pavimento lucido, e due figure che imbracciavano spade dal taglio affilato e dalla guardia semplice.

Una stanza ampia e vuota, degli armadi bianchi incassati nei muri candidi, nulla ad intralciare il passo. Una luce forte proveniente dal soffitto rendeva l’ambiente asettico, quasi simile ai lunghi corridoi di un ospedale.

“Non capisco perché Elynar se ne può stare tranquillo nella sua stanza, e invece io devo rimanere qui a stancarmi.” Kendra rispondeva affaticata ai colpi mirati del Veggente, vestita solo di un paio di pantaloni in pelle, un corpetto e degli stivali di cuoio. Aveva le spalle e le braccia completamente scoperte, i ricci sciolti che le coprivano parte della schiena. Piccole gocce di sudore le corrugavano la fronte, scivolando sul collo. Lo sguardo animato da uno sprezzo deciso, marcato sulle labbra increspate.

“Perché lui ha le sue armi, è già allenato e sa come cavarsela. In caso di pericolo, c’è bisogno che anche tu sappia resistere.”

“Io ho la magia dalla mia, e non è poco.” Ribatté la ragazza, inarcando la sopracciglia con fare orgoglioso.

“Ma non è ancora abbastanza.” E quasi come prova di ciò che disse, il Veggente incalzò ancora di più la compagna, costringendola a un angolo. Le stava per puntare la spada alla gola, quando lo squillare di un cellulare lo riscosse, vibrando nella tasca quasi implorante, ma egli esitò incerto al centro della sala.

“Su, rispondi.” Lo incitò Kendra, concedendogli un sorriso ambiguo, gli occhi che ammiccavano verso la tasca in cui sostava l’apparecchio.

Il Veggente abbassò l’arma, ma così facendo sorrise maliziosamente e per vendetta le lacerò i lacci del corpetto. Un colpo veloce e ben mirato, che tagliò i nastri di seta con facilità e precisione, stupendo la giovane. Lui si lasciò sfuggire una mezza risata compiaciuta, e si allontanò per rispondere alla chiamata. Lei gemette appena, ringhiando di rabbia, le braccia a coprirle il petto con quel che restava del bustino reciso. Sentì a stento l’uomo dire con tono duro, rivolto alla cornetta dell’apparecchio: “Chi è?”

 

“Chi è?”

“Nathaniel. Brutte notizie, signore.” La voce ovattata si confondeva con il ronzare di un elicottero.

“Quelle buone erano troppe, finora, non è così? E perché mai, dimmi, avete fatto partire il bombardamento così in anticipo?”

“Noi non abbiamo fatto nulla. È stata Gerda.”

“Bastarda…” sibilò il Veggente, piegando leggermente le labbra in una smorfia di odio e sconforto.

“Erano queste le brutte notizie.” Una pausa, un puro interrompersi a causa di un moto di paura improvviso. L’ira del Veggente incuteva timore a tutti. “Credo voglia precederci. Fa tutto quello che avremmo fatto noi, solo in anticipo.” Nathaniel tacque ancora, stavolta sperando che dall’altro capo del ricevitore provenisse una risposta. Invece vi fu solo il silenzio, finché con un ultimo sforzo non chiese, scoraggiato: “A che gioco sta giocando? Perché uccidere i nostri stessi nemici?”

In verità il Veggente aveva già una sua teoria, e avrebbe già risposto. Solo gli interessava conoscere i pareri dei suoi sottomessi, quando si arrischiavano a dire ciò che pensavano. In particolar modo se si trattava di importanti strateghi che nella maggior parte dei casi avevano buone teorie da esporre. Infine disse: “Per nascondere a noi stessi le sue vere intenzioni. Per non lasciarci la soddisfazione di marchiare il Male con il nostro nome.”

“Capo, come dobbiamo procedere?”

“Per ora nulla. Abbiamo tempo, in fondo.” E con questo la conversazione si concluse. Non ci furono commiati, non ce n’era il bisogno.

Il Veggente si voltò. Per tutto il tempo non aveva abbandonato la presa sulla spada. Tenerla in mano era confortante, e soprattutto vi era abituato. Oramai era come un prolungamento del suo braccio, palpitava dello stesso calore, a ritmo con il suo cuore deciso. Talvolta, senza prestarci caso, ne carezzava l’elsa liscia e anonima. Dolcemente, come tutti i guerrieri fanno prima di una battaglia, o rimirandone la lama splendente all’ombra di una candela che riusciva lo stesso a farne risplendere i contorni. Quella carezza era l’unica che il suo inconscio gli concedeva.

S’immaginava di trovare Kendra ancora a tremare di rabbia, mezza accucciata in terra. Non gli sarebbe dispiaciuto di affrontare la sua furia in un duello. Il fuoco che alimentava la donna dall’interno, quando scoppiava nella sua terribile fiamma, la rendeva invincibile, qualunque arma fosse stata costretta ad usare. Un combattimento con lei in quelle condizioni sarebbe stato davvero divertente.

Ma l’unica cosa che trovò fu il suo corpetto in pezzi che giaceva in terra. Lo raccolse lentamente. Era bello, ricamato con rose nere che sbocciavano sulle coppe per poi allungarsi fra spine morbide e foglie in pizzo sul busto, alcuni ciuffi ai bordi che ne ingentilivano il taglio semplice. Le stecche in metallo erano ancora tiepide del suo corpo. Sulla parete, una scritta luminescente, un graffito magico: “Stronzo!”

Dopotutto, era ancora arrabbiata.

1 commenti:

Crystal ha detto...

Ahah xD è adorabile come si fanno i dispetti l'un l'altro, quei due XD devo dire che la scritta luminescente finale è davvero una perfetta chiusura =P

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